Il 18 luglio a Rossano, dopo una due giorni di incontri promossa da associazioni e comitati ambientalisti calabresi, è nata la Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”. Come TerritoRioT abbiamo partecipato alla costruzione di questo percorso, credendo fortemente nella necessità di unire le varie lotte per la difesa del territorio calabrese, come ci ha gridato Franco quel dannato 19 dicembre dal palco di Cannitello…
Da questo momento non aggiorneremo più questo blog e vi invitiamo a seguire il sito della RDT Franco Nistico: www.DifendiamoLaCalabria.org
Sabato 20 marzo a Roma si terrà la manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa. Per partecipare a questo importante appuntamento il Coordinamento calabrese Acqua Pubblica "Bruno Arcuri" ha organizzato un pullman che partirà dal c.s.o.a. Cartella venerdì 19 marzo alle ore 23.
Per contribuire al finanziamento del pullman giovedì 11 si terrà una cena sociale al csoa Cartella, con dei graditissimi ospiti: saranno infatti presenti alcuni dei ragazzi africani, ospitati dalla rete di realtà autorganizzate del Pigneto, che fanno parte dell’assemblea dei lavoratori africani di Rosarno a Roma
Sarà un’occasione per confrontarsi con loro su questa esperienza.
In un un Palazzo della Cultura non ancora agibile e negato alla funzione per cui era stato pensato (ad oggi neanche le associazioni musicali, che rischiano la chiusura per via dei tagli -decisi dal Governo della Regione Sicilia- ai finanziamenti per le attività artistiche, vi hanno accesso) verrà presentato venerdì prossimo il progetto (che non esiste) del Ponte sullo Stretto.
Nel luogo-simbolo delle incompiute della città di Messina, verrà illustrata l’opera che, a tutti gli effetti, si candida ad essere la più grande delle incompiute. In uno spazio blindato (e che ha a che fare con la cultura un luogo chiuso ai cittadini?) verranno forniti i dati che scandiscono i tempi dell’ennesimo massacro del nostro territorio. Noi ci battiamo da anni contro una prospettiva che abbiamo definito di devastazione ambientale, sociale e culturale. I nostri argomenti hanno trovato di recente conferma nel pronunciamento della Corte dei Conti, che ha sottolineato la disinvoltura dei dati economici, l’azzardo ingegneristico e il grave impatto ambientale della grande opera.
Noi siamo abitanti di questa terra, non siamo sudditi.
Per questo motivo, per confermare i tanti SI (alla messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, al rilancio dei trasporti pubblici, alle infrastrutture utili e prossime a i cittadini) ed il solo NO (al Ponte sullo Stretto) che hanno animato le nostre recenti iniziative saremo presenti davanti al Palazzo della Cultura di Messina venerdì 12 febbraio alle ore 13 e ci renderemo visibili.
I SOLDI PUBBLICI VENGANO UTILIZZATI PER OPERE CHE MIGLIORINO LA QUALITA’ DELLA VITA DI TUTTI E NON PER SPECULAZIONI A VANTAGGIO DI POCHI!
C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l’opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze.
Il decreto legge del 30 dicembre 2009 stabilisce la costituzione della Protezione Civile Servizi S.p.A. Si afferma che ciò viene fatto per “garantire un risparmio di tempi e risorse negli interventi del Dipartimento”. In verità, si costituisce una società di diritto privato ma a capitale interamente pubblico, che può agire da general contractor, detenere immobili, produrre utili, dirigere lavori: si privatizza, così, la gestione delle emergenze e quella dei grandi eventi. Introducendo gravi elementi di discrezionalità nella gestione di ricchi appalti. Sottraendo al Parlamento, alla rete del volontariato, alle organizzazioni dei lavoratori, agli enti locali il controllo sulle azioni della Protezione Civile. Il soccorso diventa un business direttamente gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura
Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori
campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia,
Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa
mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di
una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla
povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che
impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece
interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti.
Gli
scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della
scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle
spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una
transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da
camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano
azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e
nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto
le finestre sul retro del palazzo della Prefettura.
Quando gli autobus
di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La
Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la
Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan
“Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con
affetto benedicendo i presidianti dal finestrino.
Nonostante la
comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio
Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere
presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il
limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i
manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi
in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico
della via marina della città.
La polizia scorta i manifestanti fino
all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla
cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta
dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori
dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della
scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo
Zero, il centro sociale Cartella, CombAttivaMente – Amici di Beppe
Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere.
Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche
ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro
di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il
sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono
stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che
sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del
premier.
É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia
del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per
oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire,
come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.
Non possono essere né la convocazione di un consiglio dei ministri a Reggio Calabria né i proclami dei vari ministri di un rinnovato impegno per la nostra terra, a smontare una verità inoppugnabile: il governo Berlusconi, ostaggio di Bossi e della Lega Nord, è nemico della Calabria e, più in generale, di tutto il Sud. Provvedimenti come il federalismo fiscale e lo scippo di risorse quali i fondi ex-Fintecna, usati per coprire il taglio dell’Ici, o i fondi FAS e FSE, dirottati verso il Nord, sono solo tra gli esempi più significativi di quanto il Sud stia a cuore a questo governo leghista.
Un luogo dove impiantare siti inquinanti per il “bene del Paese”, dove far fare affari alle solite lobbies: è questo che è per loro il Sud! Bisogna “fare” anche quando ad opporsi non sono solo le solite “minoranze rumorose” ma le stesse istituzioni locali. Si ricorre persino a leggi “ad aziendam”, come per la centrale a carbone che vogliono imporre a Saline Joniche e che, per legge regionale, non si può assolutamente realizzare.
Un immondezzaio dove occultare le porcherie delle loro fabbriche, “spalmandole” in lungo e in largo come le scorie della Pertusola di Crotone, o affossandole all’interno delle navi dei veleni. Non servono a nulla i tentativi di depistaggio e le minimizzazioni dei grandi rischi: vogliamo le bonifiche immediate che, nonostante le rassicurazioni, ancora non sono iniziate!
Una terra in svendita! Il governo delle grandi privatizzazioni che dopo acqua, rifiuti, trasporti locali, ora si appresta a privatizzare l’Esercito e la Protezione Civile (sì, è proprio vero!), ha regalato la Calabria alle grandi multinazionali come la francese Veolia che qui gestisce servizi primari come acqua e rifiuti.
Anche la Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto
Per Ciucci & Co. l’importante è continuare il grande bluff
Per noi continuare a chiedere le vere priorità
in Calabria e in Sicilia come in Val di Susa
La Corte dei Conti, lo scorso dicembre, ha confermato alcune delle tesi sostenute dal Movimento No Ponte in questi anni: l’incongruenza dei dati economici, una stima disinvolta dei traffici nello Stretto che dovrebbero giustificare l’operazione del project finance, l’azzardo ingegneristico che penserebbe ad una campata unica di quasi il 40% più lunga della maggiore mai realizzata, il devastante impatto ambientale. Insomma, una stroncatura su tanti fronti che meriterebbe una seria messa in discussione di tutta l’operazione Ponte. La reazione dell’Amministratore Delegato della Stretto di Messina Ciucci è stata quella di rassicurare sul prosieguo di questo grande bluff. Tutto questo avviene mentre le vere priorità del territorio, quelle manifestate in piazza il 19 dicembre a Villa San Giovanni, rimangono ancora disattese ed inascoltate. Gli sfollati di Giampilieri continuano a scendere in piazza per protestare non avendo ancora ricevuto garanzie sulla messa in sicurezza del paese. A Saline si ritorna a parlare di centrale a carbone. Le strade, le montagne ed i mari, nei territori di Calabria e Sicilia, continuano a rimanere nel peggiore degli abbandoni, in mano al devastante sfruttamento.
SECONDO APPUNTAMENTO PER IL SUPPORTO LEGALE
“VERITÀ PER FRANCO NISTICÒ, PRIORITÀ PER IL NOSTRO TERRITORIO”
ore 20.00 cena sociale ore 21.30 "Meridion" spettacolo teatrale di e con Nino Racco. Testi e Musiche dalla tradizione popolare e cantastoriale. Un affondo nelle radici poetiche e filosofiche che costituiscono la risorsa primaria per un rinnovato e moderno meridionalismo
La Rete No Ponte ha dato vita ad un supporto legale “Verità per Franco Nisticò, priorità per il nostro territorio” che si occuperà dei fatti avvenuti a Villa San Giovanni lo scorso 19 dicembre.
Il collettivo avrà lo scopo di realizzare un’analisi politica dei fatti avvenuti attraverso gli atti processuali, la documentazione video-fotografica, nonché, attraverso le testimonianze oculari.
Questo al solo scopo di un accertamento della verità che vada oltre l’amorfo accertamento giudiziario, che è solo soggetto alla comparazione con la normativa vigente e l’eventuale accertamento di responsabilità penali e/o civili.
Il “Supporto Legale” ha lo scopo di indagare la verità dei fatti per consegnarli alla storia.
Gli avvocati del supporto saranno affiancati da una segreteria che si sta occupando di raccogliere ed archiviare il materiale che documenta quella giornata.
Per comunicazioni e/o invio di materiali scrivi a veritaxfranco@autistici.org
"… i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unità. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti" (F. Nisticò)
Affidato alla Befana il carbone per la centrale da 1320 megawatt
di Saline Joniche (RC)
Dopo l’incontro poco pubblicizzato della Commissione per
la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente, tenutasi il 18
dicembre scorso a Roma mentre a Copenhagen si parlava di riduzione delle
emissioni di gas serra, il coordinamento No al Carbone ha organizzato
un’assemblea pubblica alla vigilia dell’epifania e a poche settimane (il 20
gennaio) dalla prossima seduta della Commissione.
All’ordine del giorno della
riunione nazionale del Ministero, riaprire le procedure per la realizzazione di
un progetto dichiarato assolutamente inutile dalle istituzioni locali, dalle
associazioni ambientaliste, dai partiti, movimenti, realtà territoriali tutte,
avviando l’Autorizzazione Ambientale Integrata.
«Che non è la VIA, ovvero la
Valutazione di Impatto Ambientale – ha spiegato Federico Curatola del
coordinamento No al Carbone – necessaria alla SEI S.p.A per poter iniziare i
lavori nell’area dell’ex Liquichimica acquistata nel 2006». Da allora gli Enti
Locali hanno espresso e ribadito la loro contrarietà alla realizzazione della
centrale: oltre ad un piano regionale per le energie che esclude l’utilizzo di
carbone, la Provincia si è opposta ad ogni impianto di produzione energetica
attraverso la combustione, e l’ex sindaco di Montebello Jonico, Loris Maria
Nisi, continua a contribuire alla battaglia intervenendo all’incontro
sottolineando come «si è tutti chiamati a dire nuovamente no ad un progetto che
la Calabria non vuole».
Assente invece l’attuale sindaco, così come l’Assessore
Regionale all’Ambiente Silvio Greco, che in un messaggio ha confermato che la
Regione punterà i piedi «E non sarà facile scalzarla in questo che ormai ha
assunto i toni di un vero e proprio conflitto per competenza territoriale con il
Governo centrale». Presenti invece l’assessore all’Urbanistica della Regione
Calabria Michelangelo Tripodi, il presidente della Commissione regionale
antimafia Nino De Gaetano, il consigliere provinciale Omar Minniti e Pino Bova
dell’UDC, che asseriscono quanto sia importante non fare neanche un passo
indietro.
Il coordinamento No al Carbone infatti vuole andare avanti: a livello
giuridico, appellandosi al Tar e alla Corte Europea, e a livello informativo,
sensibilizzando e mettendo i cittadini a conoscenza dei rischi e dei danni
causati dall’impianto. «Il carbone pulito non esiste – ha spiegato Nuccio
Barillà di Legambiente – visto che ad oggi non c’è possibilità di evitare
l’emissione di l’anidride carbonica: le tecnologie di recupero promosse dai
realizzatori della centrale sono ancora sperimentali e non saranno disponibili
prima del 2020, in Italia solo nel 2025 e solo per alcuni impianti».
L’assemblea
pubblica si è conclusa con le proposte di incontrare il sindaco di Montebello
affinché convochi una conferenza dei sindaci dell’area grecanica, e di lanciare
una manifestazione a febbraio, in occasione dell’anniversario del Protocollo di
Kyoto.